Premio Parco e Museo Riccardo Francovich 2025
É possibile votare fino al 18 gennaio.
Ecco i tre candidati:
Canosa di Puglia, nota nell’antichità come Canosa Sabiniana, deve gran parte del suo patrimonio paleocristiano all’opera del vescovo Sabino, attivo tra V e VI secolo. A lui si devono quattro importanti chiese: San Pietro, dove si conserva il suo mausoleo; i Santi Cosma e Damiano, poi dedicata a San Leucio e oggi sede dell’Antiquarium; la Cattedrale di Santa Maria con l’attiguo Battistero di San Giovanni; e la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, poi interamente inglobata nella cattedrale medievale e moderna. Altre fondazioni sabiniane si trovano anche a Canne e a Barletta. Canosa, inoltre, conserva uno dei più significativi complessi catacombali d’Italia. La tutela e la valorizzazione di questi straordinari siti paleocristiani sono affidate alla Fondazione Archeologica Canosina, attiva da oltre trent’anni e proponente della candidatura.
Il MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini, conserva e valorizza un vasto patrimonio esposto su oltre 15.000 mq. Ospita una ricca biblioteca storica tematica, un laboratorio di restauro, il laboratorio didattico “Giocare con la Ceramica”, archivi fotografici e documentari e pubblica dal 1913 la rivista specialistica “Faenza”. Organizza il Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte – Premio Faenza, tra le biennali più prestigiose della ceramica contemporanea (attivo dal 1938), riconosciuto dall’UNESCO tra i promotori di culture di pace. Con circa 50.000 pezzi, è la più grande raccolta di ceramiche al mondo: al piano terra le Grandi Civiltà; al primo piano la produzione italiana dal Medioevo all’Ottocento (con focus su Faenza) e le sezioni del Novecento e XXI secolo, oltre a ceramiche popolari, design e rivestimenti.
Il Museo multimediale della Torre di Satriano in Tito (PZ) e sito archeologico di Satrianum, affiliato ICOM Italia, è il punto di arrivo di un percorso di visita che attraversa il sito archeologico di Satrianum, il più esteso e articolato insediamento fortificato fondato dai Normanni in Basilicata, sviluppatosi fino alla tarda età angioina e, dal 2006, oggetto di un progetto di ricerche archeologiche da parte dell’Università degli Studi della Basilicata, diretto da F. Sogliani. Il nuovo allestimento combina soluzioni analogiche e innovazioni digitali a servizio di un percorso museale OAM, nell’ambito di una rilettura del progetto di valorizzazione e fruizione del sito sostenuta dal Comune di Tito, in sinergia con L’Unibas e la SABAP Basilicata, che comprende campagne di scavo, attività di survey, il format di Archeologia pubblica “Festivalia. L’Archeologia si racconta”, il percorso di visita all’interno del sito archeologico e nella Torre, l’App “Tito digitale” e la ricostruzione virtuale del sito medievale fruibile con oculus.